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mercoledì 2 ottobre 2019  16:07 

Il lungo calendario per le celebrazioni del V centenario della morte di Raffaello Sanzio non potevano non iniziare nella sua città d’origine: sarà Urbino, già nel mese di ottobre 2019, a dare il via alle mostre organizzate in tutta la penisola per l’anno successivo. Si parte con una importante esposizione a Palazzo Ducale, sede della Galleria Nazionale delle Marche, dal titolo “Raffaello e gli amici di Urbino”: i due capolavori conservati dal museo marchigiano, “La Muta” e “Santa Caterina di Alessandria” verranno messi a confronto con opere di altri artisti contemporanei, conterranei del Sanzio, come il Perugino, Girolamo Genga e Luca Signorelli.

La mostra, si svolge dal 3 ottobre fino al 19 gennaio 2020, ripercorre gli anni della formazione di Raffaello, trascorsi appunto ad Urbino a contatto con i massimi esponenti del Rinascimento pittorico, e non solo: qui, nelle sale dello stesso Palazzo Ducale, l’artista ebbe modo di studiare i capolavori di Piero della Francesca, Pedro Barruguete e Antonio del Pollaiolo, apprendendo le tecniche pittoriche che rielaborerà successivamente per elaborare la sua personalissima idea di arte fondata su armonia, bellezza ed equilibrio.

Alle opere del primo periodo seguiranno i lavori più maturi, arrivando fino alle esperienze fiorentina e romana e ai rapporti con gli altri pittori dell’epoca: il tutto, spiegano le curatrici Barbara Agosti e Silvia Ginzburg nell’accurato progetto scientifico che accompagna la presentazione della mostra sul sito ufficiale della Galleria, per dare un quadro esaustivo e completo non solo della biografia artistica di Raffaello, ma anche del contesto entro il quale egli si inserì con la sua arte.

“Indaga e racconta, per la prima volta in modo così compiuto, anticipa il Direttore Aufreiter, il mondo delle relazioni di Raffaello con un gruppo di artisti operosi a Urbino che accompagnarono, in dialogo ma da posizioni e con stature diverse, la sua transizione verso la maniera moderna e i suoi sviluppi stilistici durante la memorabile stagione romana”.

“Fondamentale il ruolo giocato da Pietro Perugino nella formazione e nel primo tratto dell’attività di Raffaello, qui letta in parallelo con quella dei più maturi concittadini Timoteo Viti e Girolamo Genga, le ricerche dei quali ebbero a intersecarsi con il periodo fiorentino e con l’attività romana del Sanzio”.

“È muovendo dal retroterra comune, dalle esperienze condivise, e dal confronto con le differenti reazioni di fronte ad analoghe sollecitazioni di cultura figurativa, che meglio risalta l’eccezionale ‘stacco’ compiuto dal giovane Raffaello, e che si intendono caratteri e limiti del percorso degli artisti urbinati contemporanei a lui in quel momento più legati,” sottolineano le Curatrici della mostra.

“Nella nuova dimensione di scuola assunta dal lavoro di Raffaello durante il pontificato di Leone X stanno le premesse per i successivi svolgimenti della pittura moderna nel ducato urbinate, con l’emergere della personalità di Raffaellino del Colle dalla costola di Giulio Romano e soprattutto con l’omaggio ai modelli formali e decorativi raffaelleschi tentato da Genga all’indomani della morte di Raffaello ma in piena continuità e contiguità con il suo magistero”.

“La mostra è dunque – ribadiscono le Curatrici – un’occasione di misurare, in un contesto specifico di estrema rilevanza quale quello urbinate e nelle sue tappe maggiori, la grande trasformazione che coinvolse la cultura figurativa italiana nel passaggio tra il Quattro e il Cinquecento. A queste scansioni corrispondono, nella riflessione storiografica costruita da Vasari e fatta propria dagli studi successivi, il momento iniziale dell’adesione dei pittori della fine del secolo XV alle prime novità introdotte da Leonardo, ovvero alla adozione di quella “dolcezza ne’ colori unita, che cominciò ad usare nelle cose sue il Francia bolognese, e Pietro Perugino; et i popoli nel vederla corsero, come matti a questa bellezza nuova e più viva, parendo loro assolutamente che e’ non si potesse già mai far meglio”.

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