Cultura

Percorsi tematici > Il Caravaggismo nelle Marche

Caratterizzato da un peculiare uso del contrasto tra luci e ombre e dall’impiego di modelli provenienti da ceti umili, il linguaggio rivoluzionario di Michelangelo Merisi da Caravaggio, detto il Caravaggio, diviene sin dai primi decenni del Seicento un punto di riferimento fondamentale per moltissimi pittori che oggi definiamo “caravaggisti”. Questi ultimi imitano, interpretano e variano il repertorio del maestro, generando un fenomeno di proporzioni europee, che tocca anche le Marche a causa della presenza di alcuni artisti trasferitisi nella regione dopo esser stati folgorati dalle novità di Caravaggio (come ad esempio Orazio Gentileschi) o di committenti e collezionisti che richiedono opere caravaggesche dai maggiori centri di produzione (in particolare da Roma).

In realtà ci sono deboli tracce documentarie che testimoniano la presenza dello stesso Caravaggio nelle Marche: a Tolentino, ove una lettera di un patrizio locale ricorda nel 1604 la presenza del maestro per realizzare un quadro d’altare per i Cappuccini; a Loreto ove, secondo il suo biografo Giovanni Baglione, Caravaggio avrebbe partecipato al concorso per la decorazione della Sala del Tesoro, realizzata poi da Pomarancio; ad Ascoli Piceno, ove secondo fonti settecentesche era conservata una tela con il Beato Isidoro Agricola realizzata dal pittore per la chiesa di San Filippo Neri e dispersa probabilmente con le spoliazioni francesi.

A prescindere dall’effettiva presenza di Caravaggio nelle Marche, il primo ad importare il suo linguaggio nella regione è il toscano Orazio Gentileschi, che si trasferisce tra il 1613 e il 1617 a Fabriano, dove realizza numerose opere, a partire dalla Madonna del Rosario ora nella Pinacoteca Civica “Molajoli”. Al di fuori della Pinacoteca le opere di Gentileschi sono nella cattedrale di San Venanzio, dove Orazio dipinge le Storie della Passione di Cristo, nella chiesa di Santa Maria Maddalena, che conserva un’imponente tela con la Santa Maddalena in penitenza, e nella chiesa di San Benedetto per la quale Orazio realizza il San Carlo che medita sui simboli della Passione

Sempre da Fabriano, precisamente dalla chiesa di Santa Caterina, proviene la Madonna e Santa Francesca Romana di Orazio, oggi alla Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino. Alle opere marchigiane di Gentileschi si aggiunge la Circoncisione nella Pinacoteca Podesti di Ancona

Grazie al collezionismo di Fortunato Duranti cui si deve la formazione dell’attuale Pinacoteca di Montefortino, arriva nella città appenninica una copia antica della Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, che lo stesso Duranti dona al locale santuario della Madonna dell’Ambro, per farne il quadro d’altare di una cappella laterale. L’interesse del collezionista ottocentesco per il caravaggismo – in un’epoca in cui nessuno avrebbe comprato opere di questo tipo – è documentato anche dal Fumatore della locale pinacoteca, realizzato da un misterioso pittore franco-fiammingo. Altre opere del medesimo artista, che alcuni identificano con Trophime Bigot ed altri con un anonimo “Maestro del lume di candela”, sono conservate nella Galleria Nazionale delle Marche ad Urbino (Scena di osteria) e nel Museo Civico di Pesaro (Cristo deriso). In tutti i casi la fonte luminosa interna al quadro (una candela o una lanterna), che non è mai presente nelle opere di Caravaggio, genera riflessi luministici molto particolari.

Alla committenza degli oratoriani si deve invece l’arrivo da Roma nella chiesa filippina di Fermo, nel 1608, dell’Adorazione dei Pastori di Rubens, oggi nella Pinacoteca fermana. Anche questo dipinto ha una fonte luminosa interna che si identifica con lo stesso Gesù Bambino il quale, come descritto in alcuni vangeli apocrifi, emana una luce così abbagliante, da far risaltare gli incarnati delicati o rugosi degli osservatori.

Il caravaggismo europeo nelle Marche non si esaurisce con la presenza di questi artisti. Nella chiesa di Santa Maria in Via a Camerino arrivano due dipinti del francese Valentin de Boulogne grazie al mecenatismo del cardinale camerte Giori, segretario di Urbano VIII Barberini che, nel 1655, dona alla chiesa un San Giovanni Battista e un San Gerolamo eseguiti nel 1629. 

Un caso simile di mecenatismo si deve a Gian Giacomo Baldini, medico del medesimo papa, che dona alla collegiata del suo paese natale, Apiro, un San Giovanni Battista di Valentin de Boulogne e un Compianto su Cristo morto di Jusepe Ribera detto lo Spagnoletto, copia autografa dell’omonimo soggetto realizzato per la Certosa di San Martino a Napoli.  

Una spiccata impronta caravaggesca è infine ravvisabile nella tela conservata dai Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi a Macerata raffigurante Cristo alla colonna. Si tratta di un’opera incamerata grazie all’eterogenea donazione di Tommaso Borgetti (1835), e dunque presente in collezione sin dalla nascita della pinacoteca (1860). Gli studiosi sono discordi in merito all’identificazione dell’originale. Le ipotesi più accreditate parlano di copia di pregio di un originale di Caravaggio, riferibile al periodo napoletano dell’artista, forse la pala di S. Domenico Maggiore ora a Capodimonte, o forse di altra opera riferibile invece al periodo romano. Quel che è certa è la notevole qualità del dipinto, finanche superiore a quella dell’omologa copia presente al Museo Civico di Castello Ursino di Catania. La tela è stata esposta alla mostra “Meraviglie del Barocco nelle Marche” (2011), quale rilevante testo di caravaggismo marchigiano.

Bibliografia

- C. Pizzorusso, Rivedendo il Gentileschi nelle Marche, in “Notizie da Palazzo Albani”, 16, 1987, pp. 57-75.

- G. Papi, Trophime Bigot, Il Maestro del lume di candela e Maestro Giacomo, in “Paragone”, 49, 1998(1999), pp. 3-18.

- V. Sgarbi, S. Papetti (a cura di), Meraviglie del Barocco nelle Marche, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2010.
 

Legenda

Sede museale
Pinacoteca Civica "F. Podesti” e Galleria d'Arte Moderna - ANCONA
 
Pinacoteca Civica "Bruno Molajoli" - FABRIANO
 
Complesso museale: Pinacoteca Civica “F. Duranti” – Museo d’Arte sacra – Museo faunistico dei Monti Sibillini - MONTEFORTINO
 
Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi - MACERATA
 
I Musei Civici di Palazzo Mosca - PESARO
 
Polo museale di Palazzo dei Priori - Pinacoteca civica – Museo Archeologico Sezione picena - Sala del mappamondo - FERMO
 
Galleria Nazionale delle Marche - URBINO


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