Descrizione
Sul libro aperto è possibile leggere gli ultimi versi del Paradiso: “All’alta fantasia qui mancò possa;/ Ma già volgeva il mio disire e il velle,/ Sì come rota chi igualmente è mossa/ L’amor che move il sole e le altre stelle". Della xilografia, realizzata in occasione del sesto centenario della morte di Dante avvenuta nel 1321, quando il poeta aveva 56 anni, D’annunzio volle una seconda versione con il titolo DANTE ADRIACUS e la dedica “PER LA CITTÀ DI VITA E PER GABRIELE D’ANNUNZIO ADOLFO DE CAROLIS PICENO INCISE MCMXX”. v. Esposizione romana delle opere di Adolfo De Carolis, prefazione di Angelo Conti, Roma, Reale Insigne Accademia di S. Luca, 1929, TAV. II; T. Ferriozzi, Artisti marchigiani nella prima Biennale romana, in “Picenum. Rivista marchigiana illustrata”, A. XVIII, Roma, 1921, p. 132 (fig.); N. Tarchiani, De Carolis, Adolfo, in Enciclopedia Italiana Treccani, vol. XII, 1931 (ristampa 1970), TAV. CXXII (fig.); P. Orano – C. Di Marzio, Adolfo De Carolis, Roma, Confederazione Fascista dei Professionisti e degli Artisti, 1939, p. 5 (fig.). In occasione della tumulazione della salma di De Carolis a Montefiore, Bruno Da Osimo dirà a proposito del Dante Alighieri: “[...] mi è stato sempre caro pensare, [...] che quelle mani, sono le mani anche di tutti gli artefici noti ed ignoti, che foggiarono la gloria e la storia stessa d’Italia. Sono le mani di quei marinai che nelle famose stampe picene reggono il timone, spingono nel varo il naviglio al mare o girano la fune al poderoso argano. Sono le mani anche di chi scrisse poesie e pagine di musica immortali, di operai e architetti [...].” (Parole dette da Bruno Da Osimo in Montefiore la sera del XX Agosto 1950 tumulandosi la salma di Adolfo De Carolis nel Tempio di San Francesco, a cura del Comitato per le Onoranze ad Adolfo De Carolis gloria del Piceno, Ancona, Stabilimento Tipografico Venturini, s. d., p. 11). Il Dante Adriaticus fu trasporto in vetrata per la R. Nave Trento dello Stabilimento Vesta nel 1926.