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NATIVITÀ DI GESÙ




Tipo
dipinto
Autore
Tiziano 1489-1490/1576 ; motivo dell'attribuzione: documentazione
Descrizione
Il dipinto è la prima opera commissionata a Tiziano da Francesco Maria I Della Rovere in occasione della nascita del figlio Giulio nel 1533 (Gronau 1936, p. 87). Il dipinto non è chiaramente identificabile negli inventari rovereschi antecedenti il 1631; viene poi citato nella Nota dei quadri buoni che sono in Guardaroba d'Urbino (1631) al n. 44 con la sommaria descrizione `Una Natività di Christo in tavola...di Tizziano o Raffaelle` (Firenze, Archivio di Stato, Fondo Urbinate, cl. III, filza XXIV, f. 88); quindi viene trasportato in Toscana da Vittoria Della Rovere, ultima discendente della famiglia, andata in sposa a Ferdinando II de' Medici; alla morte di quest'ultima, nel 1694, passò quindi, come eredità al figlio e di qui alla Galleria di Palazzo Pitti. Nonostante alcune lacune, la qualità pittorica riscontrabile nei brani superstiti, in particolare nel gruppo della Madonna col Bambino, nei due pastori e nel paesaggio, non lascia dubbi sull'autografia del dipinto, che è da identificarsi con l'originale eseguito nel 1533. Dell'opera esistono diverse copie, due delle quali conservate in suolo marchigiano: una nella Pinacoteca Civica di Ancona, probabilmente seicentesca, l'altra nella chiesa di S. Agostino a Mondolfo (PU) di poco posteriore all'originale, con alcune varianti.
Soggetto
natività di Gesù
Datazione
sec. XVI , 1533 - 1533 Motivo della datazione: documentazione
Materia e tecnica
olio su tavola
Misure
altezza 93 larghezza 112
Localizzazione
(FI) Firenze
Localizzazione notaprovenienza: Italia - Marche (PU) Urbinoprovenienza: Italia - Toscana (FI) Firenzeprovenienza: Italia - Toscana (FI) Firenze
Collocazione
Palazzo Pitti - Galleria Palatina
Identificatore
1100000422
Proprietà
proprietà Ente locale
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/90 – Venezia 1576). Ancora molto giovane, viste le sue grandi doti artistiche si trasferisce a Venezia, dove suoi maestri sono Gentile e Giovanni Bellini. Di lì a poco, realizza in società col pittore Giorgione gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi. Solo un anno più tardi, la sua fama è consolidata, riceve commissioni importanti, quali la Pala di San Marco e di Santa Maria della Salute. Nel 1511 affresca la Scuola del Santo a Padova. La sua attività è frenetica: riceve incarichi anche dalla nobiltà, soprattutto a soggetto profano. Nel 1516 Alfonso I d'Este richiede i suoi servigi per la decorazione del "camerino d'alabastro". Tra il 1519 e il 1526 dipinge la Pala Pesaro per i Frari, e il Polittico Averoldi per la chiesa bresciana dei Santi Nazaro e Celso. Nel 1533 diventa pittore ufficiale della Repubblica di Venezia. Celebrato come il più famoso pittore del tempo, è conteso tra le corti italiane: lavora a Mantova per i Gonzaga e ad Urbino per i duchi. Nel 1542 ha inizio la sua collaborazione con papa Paolo III e si trasferisce a Roma dove rimane fino al 1546. Nel contempo, ritraeva Carlo V durante la sua incoronazione nel 1530. L'imperatore e suo figlio Filippo II, futuro re di Spagna, ne fanno il loro pittore prediletto. Rientra a Venezia sul finire del 1548, ma durante la sua assenza Tintoretto e Veronese occupano la scena pittorica della Repubblica. Tiziano lavora quasi esclusivamente per la famiglia asburgica. Muore di peste nel 1576 lasciando incompiuta l'opera che avrebbe desiderato venisse posta sulla sua tomba: la "Pietà".

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