Salute

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Agenzia regionale Sanitaria (ARS)
PF Prevenzione e promozione della salute nei luoghi di vita e di lavoro
Via Don Gioia, 8 - 60122 Ancona

Dirigente Dott. Giuliano Tagliavento
Telefono : 071.806.7922    
Fax : 071.806.7950    
Email : giuliano.tagliavento@regione.marche.it

Prevenzione e Promozione della Salute nei luoghi di vita e di lavoro


 PREVENZIONE

Con l’atto di intesa Stato – Regioni e Province Autonome n. 156/CSR del 13 novembre 2014, è stato approvato il Piano Nazionale della Prevenzione per gli anni 2014 -2018. La Giunta Regionale delle Marche ha recepito il piano con DGR n. 1434 del 22.12.2014, individuando i programmi regionali, integrati e trasversali rispetto ad obiettivi e azioni, con i quali si intende dare attuazione a tutti i macro obiettivi e a tutti gli obiettivi centrali; entro il 31.05.2015 dovrà adottare, con DGR, le azioni per la realizzazione del Piano stesso.
Si tratta di un “Piano” per una promozione della salute e una prevenzione attuata attraverso azioni che si dipanano in un quadro strategico di quinquennio che:

  • fissa obiettivi comuni prioritari supportati da strategie e azioni evidence based, in grado nel medio-lungo termine di produrre un impatto sia di salute che di sistema e quindi di essere realizzati attraverso interventi sostenibili e “ordinari”;
  • definisce un numero limitato di (macro) obiettivi di salute misurabili, e intende valutare i risultati raggiunti attraverso indicatori di outcome, ovvero indicatori di early-outcome o di output dei processi sanitari per i quali sia dimostrabile una relazione tra output e out come;
  • recepisce gli obiettivi sottoscritti a livello internazionale e incorpora gli obiettivi già decisi all’interno di Piani nazionali di settore per quanto attiene alla promozione, prevenzione e tutela della salute, nonché gli adempimenti previsti dal quadro normativo;
  • garantisce la trasversalità degli interventi: essa deve essere fortemente perseguita anche in termini di integrazione (formale e operativa), ai fini del raggiungimento degli obiettivi del PNP, tra diversi settori, istituzioni, servizi, aree organizzative; pertanto, nel definire le strategie e le azioni tiene in considerazione sia la funzione del SSN di diretta erogazione degli interventi, sia il ruolo di steward del SSN nei confronti degli altri attori e stakeholder;
  • riconosce l’importanza fondamentale della genesi e fruizione della conoscenza e pertanto riconosce la messa a regime di registri e sorveglianze come elementi infrastrutturali indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi di salute.

    Delibera di Giunta Regionale n. 202_16.pdf  "Interventi del Piano Nazionale di Prevenzione 2014 -2018"

    Piano Regionale Prevenzione 2014-2018 _Generale_Obiettivi_Azioni .pdf

    Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018.pdf

Il progetto si prefiggeva lo scopo di verificare se questa importante normativa fosse stata correttamente ed efficacemente applicata e avesse quindi contribuito a un salto di qualità dei livelli di sicurezza e salute nelle imprese.

I quattro obiettivi fondamentali che l’intervento si proponeva di raggiungere su scala nazionale e regionale erano:

1.       Obiettivo valutativo: a livello di singole realtà territoriali, regionali, nazionali per capire come viene applicato il 626, quali siano le criticità e quali azioni dovranno essere intraprese per correggere ciò che non funziona in modo adeguato.

2.       Obiettivo trasformativo sui problemi sostanziali e non formali: è stato il tentativo di entrare dentro i meccanismi organizzativi delle singole aziende per capire se veramente qualche cosa è cambiato, in positivo, nel modo di gestire la sicurezza, operando, rispetto alle singole aziende per ottenere un miglioramento delle criticità.

3.       Obiettivo di formazione e motivazione degli Operatori dei Servizi PSAL  delle Aziende USL:  la 626 ha posto anche gli operatori ilnuovo compito il misurarsi non solo con gli oggetti materiali (le macchine, gli impianti….) o con le grandezze misurabili (come la polvere, il rumore, i fumi), ma anche con i problemi organizzativi: la formazione, l’informazione, la partecipazione e, più in generale, con i “processi” aziendali di gestione della sicurezza. E’ stato pertanto necessario mettere in atto processi per modificare l’approccio ai problemi della vigilanza e controllo.

4.       Obiettivo “effetto alone”: attraverso la messa a disposizione di tutti gli attori del processo preventivo all’interno ed all’esterno delle aziende, di uno strumento di riferimento  pratico-operativo (già oggi, utilizzato, ad esempio, da alcuni studi di consulenza, distribuito da alcune associazioni datoriali ai loro associati, usato anche dagli RLS come strumento per un’autovalutazione interna, usato dai Servizi ASL anche al di fuori delle aziende facenti parte del campione).

Il progetto si prefiggeva lo scopo di verificare se questa importante normativa fosse stata correttamente ed efficacemente applicata e avesse quindi contribuito a un salto di qualità dei livelli di sicurezza e salute nelle imprese.

I quattro obiettivi fondamentali che l’intervento si proponeva di raggiungere su scala nazionale e regionale erano:

1.       Obiettivo valutativo: a livello di singole realtà territoriali, regionali, nazionali per capire come viene applicato il 626, quali siano le criticità e quali azioni dovranno essere intraprese per correggere ciò che non funziona in modo adeguato.

2.       Obiettivo trasformativo sui problemi sostanziali e non formali: è stato il tentativo di entrare dentro i meccanismi organizzativi delle singole aziende per capire se veramente qualche cosa è cambiato, in positivo, nel modo di gestire la sicurezza, operando, rispetto alle singole aziende per ottenere un miglioramento delle criticità.

3.       Obiettivo di formazione e motivazione degli Operatori dei Servizi PSAL  delle Aziende USL:  la 626 ha posto anche gli operatori ilnuovo compito il misurarsi non solo con gli oggetti materiali (le macchine, gli impianti….) o con le grandezze misurabili (come la polvere, il rumore, i fumi), ma anche con i problemi organizzativi: la formazione, l’informazione, la partecipazione e, più in generale, con i “processi” aziendali di gestione della sicurezza. E’ stato pertanto necessario mettere in atto processi per modificare l’approccio ai problemi della vigilanza e controllo.

4.       Obiettivo “effetto alone”: attraverso la messa a disposizione di tutti gli attori del processo preventivo all’interno ed all’esterno delle aziende, di uno strumento di riferimento  pratico-operativo (già oggi, utilizzato, ad esempio, da alcuni studi di consulenza, distribuito da alcune associazioni datoriali ai loro associati, usato anche dagli RLS come strumento per un’autovalutazione interna, usato dai Servizi ASL anche al di fuori delle aziende facenti parte del campione).

Report completo

Le politiche di prevenzione devono obbligatoriamente nascere anche dalla consapevolezza del quadro epidemiologico degli eventi di salute e delle risorse a disposizione, al fine di programmare, effettuare e verificare azioni di prevenzione realmente  efficaci.

In questa logica, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome, l’INAIL e l’ISPESL hanno varato un progetto, denominato “Nuovi Flussi Informativi”, finalizzato a produrre un sistema informativo integrato per la conoscenza più precisa dei danni alla salute legati all’attività lavorativa e per rendere possibile una migliore programmazione degli interventi sul territorio da parte delle Pubbliche Amministrazioni.

La sigla del protocollo d’intesa, avvenuta il 25 giugno 2002, è stata preceduta da un tavolo tecnico di confronto che aveva l’obiettivo di migliorare i flussi informativi forniti storicamente dall’INAIL ai sensi del DPCM 9/1/1986, ed ha portato ad un primo prodotto sperimentale che è stato consegnato dal gruppo di lavoro nazionale alle Regioni ed alle ASL dopo soli sei mesi.

Il risultato costituisce una fondamentale trasformazione in termini di contenuti e modalità di fornitura dei dati INAIL e, soprattutto, pone le basi per una concreta collaborazione tra gli Enti:  una base dati contenente l'anagrafe delle imprese, dei singoli eventi infortunistici e delle patologie da lavoro –così come registrate dall’INAIL-, cui si aggiunge un corredo di altre funzioni per una miglior fruizione dei dati.
Nel corso del 2007 è stato siglato un nuovo accordo che comprende, tra l’altro, la partecipazione attiva del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro.

Nelle Marche, dopo una prima fase che ha visto l’organizzazione di corsi per gli operatori delle aziende, è stato redatto il primo report integrato (marzo 2004) incrociando il  database INAIL con altri  dati provenienti da flussi informativi del Servizio Sanitario Regionale. A maggio 2005 è stato dato alle stampe il secondo report che contiene l’analisi dei dati relativi ad eventi degli anni 2000-2001 e 2002, più alcune parti relative a nuovi utilizzi dei dati (record linkage con il monitoraggio del DLvo 626 nelle Marche, l’evoluzione del fenomeno infortunistico nel periodo 1990-2000, ecc.).

Nel corso degli anni sono state effettuate ulteriori elaborazioni degli eventi accaduti nella Regione al fine di avere un quadro più ampio della situazione locale utilizzando i dati inviati con Epiwork.

Il Piano Regionale Amianto, approvato dalla Giunta Regione Marche con deliberazione n.3496 in data 30/12/1997, rappresenta un atto di indirizzo in materia, che sintetizza linee tecniche e procedure per le operazioni edilizie di ristrutturazione, manutenzIl Piano Regionale Amianto, approvato dalla Giunta Regione Marche con deliberazione n.3496 in data 30/12/1997, rappresenta un atto di indirizzo in materia, che sintetizza linee tecniche e procedure per le operazioni edilizie di ristrutturazione, manutenzione e demolizione in presenza di manufatti contenenti amianto, per la particolare rimozione e l'idoneo smaltimento dei rifiuti in discarica di adeguata categoria.
Il Piano, che individua le strutture di controllo territoriale e quelle a valenza regionale, viene ad operare nella realtà marchigiana, caratterizzata fondamentalmente da presenza di amianto in manufatti esistenti, realizzati in epoca antecedente alla Legge 27/03/1992, n. 257, in rifiuti da smaltire progressivamente, a seguito delle attività di decontaminazione e bonifica, realizzate o da realizzare.
In conseguenza, le maggiori implicazioni di rischio, per i lavoratori esposti, si presentano per gli addetti alle decoibentazioni e rimozioni di MCA, per gli addetti alle attività di raccolta, trasporto e movimentazione dei rifiuti contenenti amianto, per gli addetti alle manutenzioni. Per la popolazione dei non esposti e per l'ambiente, in generale, il rischio è legato soprattutto alle operazioni, non correttamente eseguite, di decoibentazione, di smaltimento rifiuti e di bonifica dei siti dismessi.
Il Piano prevede azioni volte al raggiungimento della conoscenza complessiva del rischio amianto, fornisce una guida di riferimento per gli interventi di rimozione dei manufatti che lo contengono e promuove la formazione dei soggetti coinvolti nelle molteplici fasi: dal controllo delle condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza del lavoro, in cui esista ancora il rischio, alle fasi finali di smaltimento dei rifiuti e di bonifica delle aree ed alla sorveglianza sanitaria ed epidemiologica degli esposti al rischio amianto.ione e demolizione in presenza di manufatti contenenti amianto, per la particolare rimozione e l'idoneo smaltimento dei rifiuti in discarica di adeguata categoria.
Il Piano, che individua le strutture di controllo territoriale e quelle a valenza regionale, viene ad operare nella realtà marchigiana, caratterizzata fondamentalmente da presenza di amianto in manufatti esistenti, realizzati in epoca antecedente alla Legge 27/03/1992, n. 257, in rifiuti da smaltire progressivamente, a seguito delle attività di decontaminazione e bonifica, realizzate o da realizzare.
In conseguenza, le maggiori implicazioni di rischio, per i lavoratori esposti, si presentano per gli addetti alle decoibentazioni e rimozioni di MCA, per gli addetti alle attività di raccolta, trasporto e movimentazione dei rifiuti contenenti amianto, per gli addetti alle manutenzioni. Per la popolazione dei non esposti e per l'ambiente, in generale, il rischio è legato soprattutto alle operazioni, non correttamente eseguite, di decoibentazione, di smaltimento rifiuti e di bonifica dei siti dismessi.
Il Piano prevede azioni volte al raggiungimento della conoscenza complessiva del rischio amianto, fornisce una guida di riferimento per gli interventi di rimozione dei manufatti che lo contengono e promuove la formazione dei soggetti coinvolti nelle molteplici fasi: dal controllo delle condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza del lavoro, in cui esista ancora il rischio, alle fasi finali di smaltimento dei rifiuti e di bonifica delle aree ed alla sorveglianza sanitaria ed epidemiologica degli esposti al rischio amianto.

Le politiche di prevenzione devono obbligatoriamente nascere anche dalla consapevolezza del quadro epidemiologico degli eventi di salute e delle risorse a disposizione, al fine di programmare, effettuare e verificare azioni di prevenzione realmente  efficaci.

In questa logica, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome, l’INAIL e l’ISPESL hanno varato un progetto, denominato “Nuovi Flussi Informativi”, finalizzato a produrre un sistema informativo integrato per la conoscenza più precisa dei danni alla salute legati all’attività lavorativa e per rendere possibile una migliore programmazione degli interventi sul territorio da parte delle Pubbliche Amministrazioni.

La sigla del protocollo d’intesa, avvenuta il 25 giugno 2002, è stata preceduta da un tavolo tecnico di confronto che aveva l’obiettivo di migliorare i flussi informativi forniti storicamente dall’INAIL ai sensi del DPCM 9/1/1986, ed ha portato ad un primo prodotto sperimentale che è stato consegnato dal gruppo di lavoro nazionale alle Regioni ed alle ASL dopo soli sei mesi.

Il risultato costituisce una fondamentale trasformazione in termini di contenuti e modalità di fornitura dei dati INAIL e, soprattutto, pone le basi per una concreta collaborazione tra gli Enti:  una base dati contenente l'anagrafe delle imprese, dei singoli eventi infortunistici e delle patologie da lavoro –così come registrate dall’INAIL-, cui si aggiunge un corredo di altre funzioni per una miglior fruizione dei dati.
Nel corso del 2007 è stato siglato un nuovo accordo che comprende, tra l’altro, la partecipazione attiva del Ministero della Salute e del Ministero del Lavoro.

Nelle Marche, dopo una prima fase che ha visto l’organizzazione di corsi per gli operatori delle aziende, è stato redatto il primo report integrato (marzo 2004) incrociando il  database INAIL con altri  dati provenienti da flussi informativi del Servizio Sanitario Regionale. A maggio 2005 è stato dato alle stampe il secondo report che contiene l’analisi dei dati relativi ad eventi degli anni 2000-2001 e 2002, più alcune parti relative a nuovi utilizzi dei dati (record linkage con il monitoraggio del DLvo 626 nelle Marche, l’evoluzione del fenomeno infortunistico nel periodo 1990-2000, ecc.).

Nel corso degli anni sono state effettuate ulteriori elaborazioni degli eventi accaduti nella Regione al fine di avere un quadro più ampio della situazione locale utilizzando i dati inviati con Epiwork.

     ALLEGATO: DGR0202_16.pdf

     ALLEGATO: PRP_OBIETTIVI GENERALI_AZIONI

Con l’atto di intesa Stato – Regioni e Province Autonome n. 156/CSR del 13 novembre 2014, è stato approvato il Piano Nazionale della Prevenzione per gli anni 2014 -2018. La Giunta Regionale delle Marche ha recepito il piano con DGR n. 1434 del 22.12.2014 (scaricabile cliccando sul link a destra) individuando i programmi regionali, integrati e trasversali rispetto ad obiettivi e azioni, con i quali si intende dare attuazione a tutti i macro obiettivi e a tutti gli obiettivi centrali; entro il 31.05.2015 dovrà adottare, con DGR, le azioni per la realizzazione del Piano stesso.
Si tratta di un “Piano” per una promozione della salute e una prevenzione attuata attraverso azioni che si dipanano in un quadro strategico di quinquennio che:

  • fissa obiettivi comuni prioritari supportati da strategie e azioni evidence based, in grado nel medio-lungo termine di produrre un impatto sia di salute che di sistema e quindi di essere realizzati attraverso interventi sostenibili e “ordinari”;
  • definisce un numero limitato di (macro) obiettivi di salute misurabili, e intende valutare i risultati raggiunti attraverso indicatori di outcome, ovvero indicatori di early-outcome o di output dei processi sanitari per i quali sia dimostrabile una relazione tra output e out come;
  • recepisce gli obiettivi sottoscritti a livello internazionale e incorpora gli obiettivi già decisi all’interno di Piani nazionali di settore per quanto attiene alla promozione, prevenzione e tutela della salute, nonché gli adempimenti previsti dal quadro normativo;
  • garantisce la trasversalità degli interventi: essa deve essere fortemente perseguita anche in termini di integrazione (formale e operativa), ai fini del raggiungimento degli obiettivi del PNP, tra diversi settori, istituzioni, servizi, aree organizzative; pertanto, nel definire le strategie e le azioni tiene in considerazione sia la funzione del SSN di diretta erogazione degli interventi, sia il ruolo di steward del SSN nei confronti degli altri attori e stakeholder;
  • riconosce l’importanza fondamentale della genesi e fruizione della conoscenza e pertanto riconosce la messa a regime di registri e sorveglianze come elementi infrastrutturali indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi di salute.
Con l’atto di intesa Stato – Regioni e Province Autonome n. 156/CSR del 13 novembre 2014, è stato approvato il Piano Nazionale della Prevenzione per gli anni 2014 -2018. La Giunta Regionale delle Marche ha recepito il piano con DGR n. 1434 del 22.12.2014, individuando i programmi regionali, integrati e trasversali rispetto ad obiettivi e azioni, con i quali si intende dare attuazione a tutti i macro obiettivi e a tutti gli obiettivi centrali.

Per adottare le azioni realizzative del Piano Nazionale, con delibera di Giunta Regionale n. 540 del 15.07.2015  è stato adottato il Piano Regionale della Prevenzione 2014-2018.
La stesura del Piano Regionale della Prevenzione in questione, pur essendo strettamente conseguente agli indirizzi indicati nella DGR 1434/2014, ha  richiesto comunque un percorso articolato finalizzato a rispondere a tutti i criteri riportati nell’allegato 2  - “griglia di valutazione della pianificazione” dell’Intesa Stato Regioni  n. 56 del 25.03.2015.


Si tratta di un “Piano” per una promozione della salute e una prevenzione attuata attraverso azioni che si dipanano in un quadro strategico di quinquennio che:
  • fissa obiettivi comuni prioritari supportati da strategie e azioni evidence based, in grado nel medio-lungo termine di produrre un impatto sia di salute che di sistema e quindi di essere realizzati attraverso interventi sostenibili e “ordinari”;
  • definisce un numero limitato di (macro) obiettivi di salute misurabili, e intende valutare i risultati raggiunti attraverso indicatori di outcome, ovvero indicatori di early-outcome o di output dei processi sanitari per i quali sia dimostrabile una relazione tra output e out come;
  • recepisce gli obiettivi sottoscritti a livello internazionale e incorpora gli obiettivi già decisi all’interno di Piani nazionali di settore per quanto attiene alla promozione, prevenzione e tutela della salute, nonché gli adempimenti previsti dal quadro normativo;
  • garantisce la trasversalità degli interventi: essa deve essere fortemente perseguita anche in termini di integrazione (formale e operativa), ai fini del raggiungimento degli obiettivi del PNP, tra diversi settori, istituzioni, servizi, aree organizzative; pertanto, nel definire le strategie e le azioni tiene in considerazione sia la funzione del SSN di diretta erogazione degli interventi, sia il ruolo di steward del SSN nei confronti degli altri attori e stakeholder;
  • riconosce l’importanza fondamentale della genesi e fruizione della conoscenza e pertanto riconosce la messa a regime di registri e sorveglianze come elementi infrastrutturali indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi di salute.

 ALLEGATO: DGR0202_16.pdf

D.Lgs.626/94 - Titolo VII e VII bis
Protezione da agenti cancerogeni mutageni e da agenti chimici 


Il D.Lgs. 626/94 e ss.mm. relativo al miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro, ha previsto delle misure generali di tutela tra le quali la valutazione, eliminazione e riduzione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Il D. Lgs. 25/2002 ha introdotto diverse precisazioni e specifiche al dettato generale sul "rischio chimico" negli ambienti di lavoro; per facilitare l'applicazione di detto decreto il Coordinamento Tecnico per la Sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e Province autonome, di cui fa parte la Regione Marche, ha elaborato le seguenti linee-guida:

1. protezione da agenti chimici; 
2. protezione da agenti cancerogeni e/o mutageni; 
3. protezione da agenti cancerogeni - lavorazioni che espongono a polveri di legno duro.


  • Linee Guida AGENTI CHIMICI Regioni
  • Linee guida Legno duro
  • Linee Guida AGENTI CANCEROGENI MUTAGENI Regioni
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