Enti Locali e Pubblica Amministrazione

Comunicati Stampa

13/04/2016

PARITÀ DI GENERE NELLA LEGGE ELETTORALE REGIONALE, BORA A ROMA CON IL MINISTRO BOSCHI

Un forte impegno di sensibilizzazione dei Consigli regionali, per colmare un vuoto legislativo che limita la parità di genere nell’accesso alle cariche istituzionali. È quanto il ministro per le Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, ha chiesto all’assessora alle Pari opportunità della Regione Marche, Manuela Bora, in vista della discussione della proposta di legge della Giunta regionale sulla doppia preferenza di genere nelle elezioni regionali, all’esame dell’Assemblea legislativa delle Marche. La richiesta è stata rivolta, nei giorni scorsi, durante una conferenza stampa, convocata, a Roma, nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica. L’incontro con la stampa, promosso dalla senatrice Silvana Amati, era dedicato al tema della parità di genere nelle leggi nazionale e regionale. L’assessora figurava tra le relatrici. All’incontro hanno partecipato consigliere regionali e rappresentanti delle Commissioni regionali per la pari opportunità. “Insieme al Ministro organizzeremo un’iniziativa nazionale nelle Marche per sensibilizzare l’opinione pubblica e gli amministratori sull’accesso paritario, per uomini e donne, alle cariche elettive – anticipa Bora – Una battaglia, ma prima ancora, un’opportunità che va riconosciuta, per rendere effettiva e piena la partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale del Paese. L’incarico affidatomi dal ministro Boschi onora me e riconosce la bontà del lavoro, anche su questo fronte, della giunta Ceriscioli. La proposta di legge per promuovere, pure nelle Marche, l’accesso paritario, sicuramente riflette quanto già normato dalle legge quadro nazionale, ma l’intento della Regione non è solo quello di adeguare un testo legislativo, piuttosto quello di garantire un’effettiva partecipazione delle donne e di assicurare un’equilibrata rappresentanza di genere nell’Aula consigliare. La parità di genere non si esaurisce con la risoluzione delle questioni tecniche che ne ostacolano il pieno riconoscimento, ma deve essere per tutti, uomini e donne, una questione di civiltà e di qualità della democrazia. Le Marche saranno da stimolo ed esempio per tutte le altre Regioni che non si sono ancora adeguate”.