Una strategia strutturata per spingere le imprese marchigiane sui mercati globali, attrarre capitali ad alto valore aggiunto e rafforzare il posizionamento competitivo del territorio. La giunta regionale ha approvato nei giorni scorsi la proposta di deliberazione dell’assessore allo Sviluppo Economico Giacomo Bugaro relativa al Piano triennale dell’internazionalizzazione e attrazione degli investimenti (2026–2028), previsto dalla L.R. 30/2008, tracciando la rotta dello sviluppo economico regionale per i prossimi tre anni.
“Con questo Piano triennale - dichiara il presidente Francesco Acquaroli -, rafforziamo la proiezione internazionale delle Marche e costruiamo le condizioni per attrarre investimenti ad alto valore aggiunto. Vogliamo accompagnare le nostre imprese in un percorso di crescita strutturato, competitivo e innovativo, valorizzando le eccellenze del territorio e creando nuove opportunità di lavoro qualificato”.
Il documento definisce gli indirizzi strategici in materia di apertura ai mercati esteri e attrazione di investimenti per il triennio 2026–2028, in coerenza con la normativa nazionale, regionale ed europea. Recepisce i contributi del Comitato di coordinamento e demanda ai Programmi annuali la definizione puntuale delle iniziative operative e delle risorse.
“Il nuovo Piano – spiega l’assessore Bugaro - si sviluppa lungo quattro direttrici: promozione e diversificazione dei mercati, rafforzamento delle competenze imprenditoriali, attrazione degli investimenti e consolidamento del Made in Marche. Internazionalizzazione e attrazione degli investimenti sono leve decisive per lo sviluppo economico regionale. Puntiamo su diversificazione dei mercati, innovazione digitale e strumenti concreti per rendere le Marche sempre più attrattive e competitive a livello globale. Il provvedimento nasce in un contesto caratterizzato da punti di forza consolidati come la specializzazione manifatturiera, la forte vocazione all’export, le eccellenze agroalimentari e un ecosistema innovativo dinamico, ma anche da criticità strutturali, come il rallentamento della manifattura, la concentrazione delle esportazioni su pochi mercati, la dimensione ridotta delle PMI, la limitata presenza di multinazionali e alcune carenze infrastrutturali. L’obiettivo è favorire un riposizionamento competitivo e una maggiore diversificazione geografica e settoriale”.