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venerdì 26 luglio 2019  09:54 

Il genere della natura morta, svuotato della valenza simbolica attribuitogli dalla tradizione, ha avuto una grande fortuna nel corso del XX secolo, anche Osvaldo Licini nella fase figurativa degli anni Venti si è dedicato molto alla natura morta: il catalogo redatto da Marchiori nel 1968 ne comprende 23. 

Questa è la prima esposizione tematica sulla natura morta nel corpus liciniano: sono esposti alcuni dipinti significativi riguardo al percorso artistico di Licini; un caso particolare è costituito da  “Natura morta (fiori)” del 1923, uno delle otto opere di cui l’artista aveva mandato le fotografie a Scheiwiller nel 1929 a corredo del questionario per la redazione del libro “Art Italien Moderne”.  Il dipinto, ritenuto dunque dallo stesso Licini tra quelli più importanti della sua produzione degli anni ’20, era considerato perduto, quindi è assolutamente rilevante il ritrovamento e l’esposizione in mostra. 

La rassegna costituisce un’eccezionale occasione di vedere alcuni dipinti poco esposti. E' possibile ricostruire le diverse cifre stilistiche – vicine a Cézanne, Van Gogh, De Pisis, al Novecento italiano – sperimentate da Licini nella fase figurativa. Il titolo della mostra fa riferimento a “l’altra realtà” in quanto l’interpretazione che l’artista dà al tema della natura morta è tutt’altro che oggettiva e naturalistica: non una resa meramente visiva ma fortemente interiorizzata, un percorso verso l’astrazione. 

Le opere – tranne due, una del Museo del Novecento di Firenze e l’altra del Comune di Moncalvo – sono di collezione privata. 

La mostra è curata da Daniela Simoni, che dal 2007 dirige il  Centro Studi Osvaldo Licini, con la collaborazione del comitato scientifico composto da Stefano Bracalente e Nunzio Giustozzi del Centro Studi Licini e da Mattia Patti dell’Università di Pisa. 


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