martedì 24 febbraio 2026  16:15 

Si è svolta questa mattina nell’aula del Consiglio regionale delle Marche la cerimonia commemorativa della Giornata del Ricordo 2026, istituita per conservare e rinnovare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Una ricorrenza di alto valore civile e istituzionale, che richiama le istituzioni e la comunità regionale al dovere della memoria e alla trasmissione della verità storica alle giovani generazioni.

Di seguito l’intervento del presidente Acquaroli:

“Il 30 marzo 2004 l’approvazione della Legge sul Giorno del Ricordo, di cui è stato primo firmatario il senatore Menia, non ha solamente rotto il silenzio colpevole e la negazione che hanno accompagnato il dolore dell’esodo e la drammatica vicenda delle foibe. Ma ha anche risposto al dovere morale di restituire dignità alle vittime e trasmettere alle nuove generazioni la verità storica, unicamente con il rispetto, la consapevolezza e il coraggio che spettano alla memoria condivisa. Fu soprattutto un atto di riconciliazione nazionale, di verità e di giustizia, una testimonianza di amore verso tanti italiani per troppo tempo dimenticati, per custodire una memoria che per decenni è rimasta ai margini della coscienza nazionale.
I massacri delle foibe rappresentano una delle pagine più dolorose del Novecento italiano. In quelle terre di confine, tra l’Istria, Fiume e la Dalmazia, migliaia di italiani furono vittime di persecuzioni, infoibamenti e costretti ad abbandonare le proprie case e la propria amata terra. Anche nelle Marche furono accolti esuli giuliano-dalmati. I nostri paesi e le nostre comunità seppero offrire rifugio, solidarietà, nuove opportunità. Questa terra ha dimostrato allora, come in altri momenti difficili, il valore dell’umanità e dell’accoglienza partecipando a quella grande vicenda di sradicamento e ricostruzione che ha segnato l’Italia del secondo dopoguerra”.

Il presidente Acquaroli ha quindi citato l’esempio che proprio in questi giorni ha offerto a Senigallia il riconoscimento e la consegna della medaglia d’Onore del Presidente della Repubblica ad Alfredo Nigro, tenente di polizia e giovane padre, morto in una foiba per aver fatto il suo dovere.

 

“Oggi – ha proseguito -  onoriamo la memoria dei martiri delle Foibe. Con la tenacia degli esuli e dei loro discendenti continuiamo a raccontare questa tragedia, che ha conosciuto la mistificazione e l'oblio. Il Giorno del Ricordo ci richiama a una responsabilità collettiva: quella di trasmettere alle giovani generazioni una memoria completa e condivisa. Ci spinge ad osservare con la stessa consapevolezza quello che accade oggi in molte parti del mondo dove di nuovo bambini e famiglie innocenti sono costretti a fuggire dall’orrore di guerre di ogni tipo. Il ricordo di quanti sono stati trucidati nelle foibe e di chi ha dovuto abbandonare ogni affetto e ogni legame con le proprie radici insegna ai nostri ragazzi ad essere custodi della dignità della vita. Ai ragazzi qui presenti, ringraziandoli per il loro prezioso lavoro di ricerca, voglio dire che la storia non è un racconto lontano, ma un valore per il futuro. Perché la memoria non sia solo una celebrazione annuale, ma un percorso continuo di conoscenza, un atto di giustizia, il fondamento su cui costruire una comunità consapevole capace di affrontare la complessità della storia".

Il presidente  Acquaroli ha ringraziato tutti gli intervenuti e in particolare gli studenti presenti, per le riflessioni e gli approfondimenti con cui hanno arricchito la giornata. Una menzione particolare è stata riservata a Paola Romagnoli, delegata dall’Ufficio scolastico regionale, a Franco Rismondo, presidente del Comitato Provinciale di Ancona dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, a Orazio Zanetti Monterubbianesi, presidente del Comitato Marche Sud dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, al coordinatore regionale per le Marche dell’Unione degli Istriani Emanuele Piloni e a Lucia Bellaspiga, presidente dell’Associazione Italiani di Pola e Istria - Libero Comune di Pola in esilio.