mercoledì 15 luglio 2026  16:08 

 

Ti è mai capitato di candidarti per un lavoro e di provare una profonda frustrazione per non sapere quale fosse la retribuzione prevista? Hai mai affrontato diverse fasi di selezione, sostenuto test, preparato documenti e investito molto tempo ed energie, solo per scoprire alla fine che lo stipendio era ben al di sotto delle tue aspettative?

Oppure ti sei reso conto, dopo anni di impegno nello stesso ruolo, che un tuo collega riceveva una busta paga più alta della tua a parità di mansioni? L’Unione Europea ha deciso di cambiare finalmente questa situazione.

Le nuove norme UE sulla trasparenza salariale stanno infatti entrando in vigore in tutti i Paesi membri. Questa svolta aumenterà la trasparenza sulle retribuzioni, rafforzerà il principio della parità salariale tra donne e uomini e migliorerà l’accesso alla giustizia per chiunque sia vittima di discriminazioni economiche.

In concreto, questa riforma introduce una serie di obblighi molto precisi per i datori di lavoro, con l’obiettivo di rendere il mercato del lavoro più equo e trasparente.

Le aziende dovranno informare le persone in cerca di impiego sullo stipendio iniziale o sulla fascia retributiva già all’interno dell’annuncio di lavoro o, al più tardi, prima del colloquio. Inoltre, non sarà più consentito chiedere ai candidati informazioni sulla loro storia retributiva precedente, eliminando così una pratica che spesso ha contribuito a perpetuare disuguaglianze salariali.

I dipendenti avranno il diritto di richiedere e ottenere informazioni dettagliate sul proprio livello salariale e sui livelli medi – suddivisi per genere – dei lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o mansioni di pari valore. Per le imprese con almeno 100 dipendenti scatterà inoltre l’obbligo di pubblicare i dati sul divario retributivo di genere, con la necessità di intervenire attraverso una valutazione formale qualora il gender pay gap superi il 5% e non sia giustificato da criteri oggettivi.

Le nuove disposizioni rafforzano anche la tutela dei lavoratori che subiscono discriminazioni salariali. È previsto il diritto a un risarcimento completo, insieme a un’importante inversione dell’onere della prova: saranno i datori di lavoro a dover dimostrare la conformità alle norme sulla parità retributiva.

Gli Stati membri dovranno inoltre introdurre sanzioni efficaci e dissuasive per le violazioni e garantire il ruolo attivo degli organismi per la parità e dei rappresentanti dei lavoratori nei procedimenti amministrativi e giudiziari.

Il principio della parità retributiva tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore rappresenta un pilastro dell’Unione Europea sin dal Trattato di Roma del 1957. Nonostante ciò, il divario retributivo medio nell’UE si attesta ancora intorno all’11,1%. Proprio per questo la Commissione ha promosso la direttiva sulla trasparenza retributiva, adottata nel 2023, i cui effetti stanno ora contribuendo a ridisegnare il mercato del lavoro europeo.

Per approfondire il tema, è possibile consultare i canali ufficiali della Commissione Europea e l’accordo politico sulle nuove norme in materia di trasparenza salariale.

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