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La recente visita alla Manifattura Tabacchi di Chiaravalle ha aperto una riflessione sulle possibili prospettive future del grande complesso industriale, oggi nella disponibilità dello Stato, e sulle opportunità che potrebbero derivare da una sua parziale riconversione verso attività ad alto contenuto tecnologico e innovativo. A illustrarne i contorni è l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Giacomo Bugaro, che sottolinea come si tratti, al momento, di un’idea ancora da approfondire e verificare nei prossimi mesi.
“La visita alla Manifattura Tabacchi mi ha consentito di conoscere più da vicino un sito di straordinaria ampiezza e con caratteristiche che, a mio avviso, meritano una riflessione strategica – afferma Bugaro – Da qui nasce un’idea, di concerto con il Presidente Francesco Acquaroli, ancora tutta da verificare: capire se sia possibile far convivere l’attività manifatturiera oggi presente, che deve continuare a essere garantita, con un nuovo utilizzo della parte prevalente del complesso, destinandola all’innovazione, alla ricerca e al trasferimento tecnologico”. L’ipotesi sarebbe quella di mantenere la produzione tradizionale all’interno di spazi pienamente adeguati alle esigenze industriali, ma comunque minoritari rispetto all’estensione complessiva del sito, destinando la restante parte a nuove funzioni.
“Parliamo di un complesso molto grande – prosegue l’assessore – nel quale ritengo possa esserci lo spazio per preservare integralmente la continuità produttiva e, parallelamente, immaginare un grande Innovation Hub regionale. Non c’è oggi alcun progetto definito né una decisione già assunta: c’è una possibilità che credo valga la pena studiare con attenzione, serietà e prudenza”.
La Manifattura presenta, inoltre, caratteristiche logistiche e infrastrutturali di particolare interesse. Il sito si trova a pochi minuti dal casello di Ancona Nord e dall’Aeroporto delle Marche, nel cuore di uno dei principali nodi produttivi e infrastrutturali della regione.
A questi elementi si aggiungono la disponibilità della risorsa idrica legata alla vicinanza del fiume Esino e la presenza di infrastrutture per l’approvvigionamento energetico, fattori che potrebbero risultare rilevanti per eventuali attività ad alta intensità tecnologica.
“Se gli approfondimenti confermassero la fattibilità dell’idea – spiega Bugaro – si potrebbe immaginare un polo capace di mettere in rete università, sistema della formazione, imprese, centri di ricerca e reparti di ricerca e sviluppo. L’obiettivo potrebbe essere quello di creare un’infrastruttura al servizio dell’intero sistema produttivo marchigiano, capace di favorire innovazione, formazione di nuove competenze e insediamento di nuove attività tecnologiche, senza perdere la vocazione industriale che ha caratterizzato storicamente il sito”.
La proprietà del complesso è recentemente passata nella disponibilità dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Proprio per questo, prima di qualsiasi ipotesi concreta, sarà necessario verificare il quadro amministrativo e istituzionale e comprendere quali percorsi siano effettivamente praticabili, di concerto con l'intera filiera istituzionale sul territorio.
“Nei prossimi mesi intendo avviare un confronto con tutti i soggetti competenti, a partire dall’Agenzia nazionale – aggiunge Bugaro – per capire se esistano le condizioni per sviluppare uno studio di fattibilità e individuare un percorso sostenibile per la valorizzazione dell’intero compendio”. Il tema sarà approfondito anche con il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Lucia Albano, nell’ambito di un confronto volto a verificare gli eventuali strumenti disponibili e le possibili forme di collaborazione tra Stato e Regione, Comune e realtà del territorio.
“È un’idea che oggi mettiamo sul tavolo senza dare nulla per scontato – conclude l’assessore – Occorrerà verificare vincoli, costi, sostenibilità e interesse dei diversi soggetti coinvolti. Ma credo che un’area di queste dimensioni, con questa posizione e con queste caratteristiche, meriti una riflessione ambiziosa. Se il percorso si dimostrasse concretamente percorribile, potremmo riuscire a coniugare continuità produttiva, rigenerazione industriale, innovazione, ricerca e sviluppo economico, dando una nuova prospettiva a uno dei luoghi simbolo della storia industriale marchigiana”.
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