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domenica 7 aprile 2019  09:44 

Nella rinascimentale sede di Palazzo Bisaccioni di Jesi, la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi propone dal 13 aprile all’1 settembre 2019 la mostra Tina Modotti fotografa e rivoluzionaria. L’esposizione celebra una delle più grandi fotografe del Novecento raccontando la sua vicenda biografica ed artistica.

L’esposizione curata da Reinhard Schultz e ideata da Francesca Macera intende infatti far scoprire la grande abilità di fotografa e le passioni che ne condizionarono in maniera determinate l’esistenza.

Attraverso sessanta fotografie provenienti dalla Galerie Bilderwel di Berlino, il percorso espositivo racconta l’esistenza: i luoghi, le immagini, gli amici, gli amanti che fecero parte dell’affascinante universo di Tina che dalla sua terra di origini il Friuli, giovanissima emigrò negli Stati Uniti per poi trasferirsi in Messico, dove partecipò attivamente alla fervida vita culturale e politica che negli anni Venti del Novecento animava il paese.

L’esposizione si suddivide in sei sezioni. La prima sarà dedicata alle sue origini e alla sua storia familiare: nata a Udine nel 1896, a causa delle difficili condizioni di vita, a soli diciassette si imbarca su un piroscafo verso la California, dove la attendevano a San Francisco il padre e la sorella. Lì conosce e si innamora del pittore canadese Roubaix de l’Abrie Richey e con lui si trasferisce a Los Angeles.

 
Segue una sezione dedicata alla breve carriera hollywoodiana come attrice del cinema muto: partecipa nel 1920 a The Tiger’s Coat, diretto da Roy Clements. 
Con la terza sezione si apre la parte più significativa del percorso espositivo, quella dedicata alla fotografia che Tina scoprì grazie al fotografo statunitense Edward Weston. La personalità fotografica di Tina Modotti era densa di umanità e ne sono esempio in mostra Serbatoio n.1 o Calle.

La rassegna prosegue con il Messico, dove Tina trova rifugio, amore e ispirazione: qui si concentra sul ritratto e sul soggetto umano, raffigurandolo da un punto di vista inedito per evidenziarne la dimensione emotiva. La sua attività di fotografa si accompagna al suo impegno politico, umano e sociale e i suoi scatti sono pubblicati dai più importanti giornali del tempo, quali Il Machete, organo ufficiale del Partito Comunista Messicano, i cui fondatori sono i pittori Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros e Clemente Orozco, che diventano suoi intimi amici.

La quinta sezione si concentra sulle passioni della sua vita: le fotografie degli amici, artisti e intellettuali, tra cui Frida Kahlo, Julio Antonio Mella, Vittorio Vidali. La tensione politica in Messico è alle stelle a causa dello scontro internazionale tra stalinisti e trotskisti e la stessa Tina viene accusata di aver partecipato prima all’omicidio di Julio Antonio Mella, rivoluzionario cubano con cui visse una breve ed intensa storia d’amore, e poi all’attentato al presidente messicano Pascual Ortiz Rubio. Siamo alla fine degli anni Trenta e, dopo dodici giorni di carcere, viene espulsa dal paese per essersi rifiutata di rinnegare il comunismo. Iniziano così le sue missioni in un’Europa alle soglie della Seconda Guerra Mondiale insieme a Vittorio Vidali, personaggio di spicco del partito comunista. 

La mostra si chiude con il coinvolgimento di Tina nella politica, che la conduce ad abbandonare la fotografia per l’attivismo, per un impegno totalizzante che la spinge in Russia, in Francia, in Spagna, per poi tornare in Messico, fino alla sua misteriosa morta nel gennaio 1942 a Città del Messico dentro a un taxi. 

Completa il percorso espositivo la proiezione integrale di The Tiger’s Coat, lungometraggio di cui Tina fu protagonista.

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