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Le risposte alle domande più frequenti sull’Ebola
(se alcuni termini non ti risultano familiari vai a cercarne il significato nel glossario epidemiologico)
 
QUALE E’ L’AGENTE PATOGENO RESPONSABILE DELL’ATTUALE EPIDEMIA DI EBOLA?
L’agente patogeno dell’ Ebola è un virus della famiglia dei Filovirus e del genere Ebolavirus. A questo genere appartengono 5 specie di virus: Zaire, Sudan, Ivory Coast, Bundibugyo e Reston. I primi quattro sono patogeni per l’uomo e possono provocare epidemie, mentre l’ultimo è responsabile di malattia solo nei primati, può infettare l’uomo ma le infezioni non generano alcuna malattia. L'origine del virus non è nota, ma i dati ad oggi disponibili considerano i pipistrelli della frutta (Pteropodidae) come probabili ospiti. Il virus responsabile dell’attuale epidemia di ebola in Africa occidentale è lo Zaire Ebola Virus.
 
COME SI MANIFESTA LA MALATTIA?
La Malattia da Virus Ebola (MVE) è una malattia acuta grave, caratterizzata dalla comparsa improvvisa di febbre elevata ( generalmente superiore a 38,5° C), intensa debolezza, dolori articolari e muscolari, mal di testa, mal di stomaco, mal di gola. A questi possono seguire vomito, diarrea, esantema cutaneo, arrossamento congiuntivale, tosse, difficoltà respiratoria e alla deglutizione. In alcuni casi possono comparire fenomeni emorragici.
La malattia è spesso fatale, con una letalità compreso tra il 50% e il 90%. Nell’epidemia africana attualmente in corso la letalità è attorno al 50%.
 
CHI COLPISCE LA MALATTIA?
La malattia da virus Ebola colpisce sia gli uomini che i primati (scimmie, gorilla, scimpanzé).
Gli uomini possono infettarsi attraverso il contatto con animali infetti. Nell’attuale epidemia di Ebola in Africa Occidentale il virus si sta trasmettendo da uomo a uomo.
 
COME SI CONTRAE LA MALATTIA?
L’attuale epidemia di Ebola in Africa Occidentale si sta trasmettendo attraverso:

  • CONTATTO DIRETTO: è il contatto della cute lesa o delle mucose (congiuntivale, orale) con il sangue o con altri liquidi/materiali biologici (saliva, urine, feci, vomito, sperma) di PERSONE infette;
  • CONTATTO INDIRETTO: è il  della cute lesa o delle mucose (congiuntivale, orale) con oggetti contaminati da liquidi/materiali biologici infetti di un paziente con Ebola, quali vestiti, biancheria da letto o aghi usati.

Nella attuale epidemia africana, anche le cerimonie funebri hanno avuto un ruolo cruciale nella trasmissione del virus, poiché le persone hanno avuto contatti diretti con il corpo del defunto.
L’Ebola NON si trasmette per via respiratoria.
 
CHI E’ PIU’ A RISCHIO DI CONTRARRE L’EBOLA?
Nel corso di un’epidemia  le persone più a rischio sono:

  • operatori sanitari che prestano assistenza ai pazienti affetti
  • familiari o altre persone a stretto contatto con persone infette
  • persone che hanno contatto diretto con i corpi dei pazienti defunti
  • persone che vengono a contatto con carcasse di animali trovate nella foresta o che mangiano carne di animali di foresta (bushmeat).

QUANTO DURA IL PERIODO DI INCUBAZIONE?
Mediamente è di 8-10 giorni, ma può variare dai 2 ai 21 giorni.
 
CHI E’ CONTAGIOSO?
Il soggetto NON è contagioso durante la fase di incubazione.  Inizia ad essere contagioso quando compaiono i primi sintomi (febbre, vomito, diarrea, etc) e resta tale fino a quando il sangue e gli altri liquidi/materiali biologici contengono il virus, ovvero fino alla guarigione. Il virus può però persistere più a lungo, anche dopo la guarigione, nel latte materno e nello sperma. Per lo sperma si è visto che può persistere fino a 7 settimane ed in casi eccezionali fino a 12 settimane.
 
QUALE E’ LA TERAPIA? ESISTONO FARMACI E VACCINI ?
Attualmente non esiste un trattamento specifico per curare la malattia. I pazienti necessitano di terapia intensiva. Ad oggi esistono farmaci in fase sperimentale, di cui si sta studiando efficacia e sicurezza. Non ci sono vaccini disponibili, ma diversi sono in fase di sperimentazione.

QUALI SONO AD OGGI I PAESI AFFETTI DALL’ATTUALE  EPIDEMIA DI EBOLA?
I Paesi dell’Africa affetti dall’epidemia devono essere distinti in due gruppi: Paesi affetti con alta diffusione virale e Paesi affetti con diffusione virale localizzata. Allo stato attuale i Paesi affetti da MVE con alta diffusione virale sono Guinea, Liberia e Sierra Leone, mentre quelli affetti con diffusione virale localizzata sono U.S.A., Spagna e Mali. Il Senegal e la Nigeria sono stati ufficialmente dichiarati liberi da Ebola rispettivamente in data 17/10/14 e 20/10/14.

Il ruolo della vaccinazione al termine del primo picco pandemico 

Il comitato Pandemico Regionale ha elaborato un documento inviato a  tutti gli operatori della sanità tramite i comitati pandemici zonali,  l' ordine dei medici e i collegi professionali.
Il documento ribadisce l'importanza della vaccinazione in quanto i  dati attualmente disponibili nel mondo dimostrano che il virus  continua a circolare, in certi casi avendo già sostituito il virus  dell'influenza stagionale, e che il numero di soggetti già entrati a  contatto con il virus e quindi immuni è basso. 
Questo lascia aperta la  possibilità di una seconda ondata pandemica. 
La vaccinazione resta il  principale strumento di prevenzione e continua ad essere raccomandato  in particolar modo ai soggetti a rischio, ovvero a coloro che abbiano  patologie tali da rendere l'influenza una complicanza grave della  malattia già esistente.

La Regione Marche ha recepito recentemente le linee-guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi approvate dalla conferenza permanente per i rapporti fra Stato, Regioni e province autonome nella seduta del 13 gennaio 2005.

La legionellosi è una malattia di origine batterica che si manifesta di solito con un quadro clinico di polmonite, spesso in forma grave. Il microrganismo responsabile è presente principalmente negli ambienti acquosi ed è stato riscontrato negli impianti di riscaldamento domestici, nei sistemi di condizionamento, negli umidificatori e in altri impianti simili.

In questo contesto, i due documenti di linee guida approvati sono di grande utilità in quanto il primo fornisce indicazioni sulla organizzazione dei laboratori per la diagnosi e il controllo ambientale della legionellosi e il secondo individua le azioni preventive per ridurre il rischio di diffusione del microrganismo.