L'attività estrattiva, presente nella storia dell'uomo fin dall'antichità, si è oggi evoluta fino ad assumere la fisionomia di una moderna attività imprenditoriale al servizio dell'attività edilizia ed industriale, privata e pubblica. Anche nelle Marche l’attività estrattiva ha assunto carattere industriale e si inserisce pertanto a pieno titolo nel novero dei settori che caratterizzano il profilo complessivo dell’economia regionale.
Dato che l’attività estrattiva sottrae risorse non rinnovabili e modifica, alle volte radicalmente, la morfologia del territorio, è necessario che si ponga particolare attenzione alle esigenze di tutela e salvaguardia ambientale. La legislazione regionale che regola la materia si muove da anni in questa direzione con la legge n. 71 del 1997 e le successive modifiche (L.R. n. 33/1999, L.R. 14/2002, L.R. 19/2007 e L.R. 30/2009) e con il Piano Regionale delle Attività Estrattive (P.R.A.E.).
Obiettivo specifico dell’istituzione regionale è dunque quello di promuovere la cultura del progetto, creando le condizioni favorevoli affinché il comparto estrattivo possa svilupparsi in modo equilibrato, tutelare e promuovere occupazione, accrescere ulteriormente la propria importanza nell’ambito dell’economia marchigiana conciliando queste esigenze con quelle della tutela e salvaguardia del territorio, degli ecosistemi e, in una parola dell’ambiente della nostra Regione.
Il numero di cave attive (al 2010) è pari a 96.
La provincia con il più alto numero di cave è quella di Macerata, seguita da Pesaro-Urbino, Ancona, Fermo e Ascoli Piceno. Gli addetti che lavorano nel settore sono attualmente (al 2010) circa 300. Il materiale estratto in maggiore quantità è il calcare (cave di montagna), seguito dalle ghiaie e sabbie (cave di pianura alluvionale), dalle argille, dai gessi e dai calcari per uso ornamentale.